Italia: ricordi, ferite e speranze a tre anni dal terremoto aquilano

Nel terzo anniversario di quel tragico evento, i cittadini tutti si sono stretti in un abbraccio collettivo, con ampi rilanci, commenti e iniziative anche online. C’è ancora tanto da fare per ridare vita concreta alla città e alla comunità.

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Come segnano ancora molti orologi di chiese e campanili del centro de L’Aquila, alle 3:32 della notte tra il 5 e 6 Aprile 2009 un terremoto del sesto grado della scala Richter rompeva il silenzio distruggendo la vita di un’intera città. E nel terzo anniversario di quel tragico evento, i cittadini tutti si sono stretti in un abbraccio collettivo — con ampi rilanci, commenti e iniziative autogestite via Internet.

Orologio fermo a L'aquila, 6 aprile 2009

Orologio bloccato a L’aquila, 6 aprile 2009; foto ripresa da StazioneMIR, con licenza Creative Commons BY-NC-ND 2.5

In città non sono mancate visite e commemorazioni istituzionali (significativa per molti è stata la presenza di Fabrizio Barca, ministro per la Coesione territoriale, il quale ha manifestato particolare attenzione al tema aquilano e alla trasparenza del processo di ricostruzione [it, come i link successivi]) tra cordoglio, commozione e richieste di giustizia e garanzie per la ricostruzione della città.

Negli ultimi due giorni, in molti hanno affidato soprattutto a Twitter (#laquila#terremoto#laquilapernoi#6aprile) i propri ricordi, riflessioni o solidarietà agli aquilani. I riferimenti più frequenti sono all’intercettazione telefonica tra due imprenditori i quali,  all’indomani della notizia del terremoto, ridevano pregustando gli affari che avrebbero concluso con le opere di costruzione e ricostruzione. In questo breve video si può ascoltare uno stralcio della conversazione.

‏ ermeneleutico dedica qualche verso alla città:

#Buonanotte l’Aquila / riempita di promesse / usata e abbandonata / per meschino interesse

Mentre Marta Torres manifesta la sua solidarietà agli abruzzesi:

Non dimentico mai #laquila, città distrutta il #6aprile. VERGOGNA ke sia ancora una città fantasma. Tutti il mio affetto al popolo abruzzese ♥

Bebo1936 ricorda la sua esperienza quella notte di tre anni fa:

Tre anni fa ero a scappare per la violenta scossa di #Terremoto all’#aquila #Abruzzo

DaniDBJ aggiunge:

L’Italia che quella notte non rideva, oggi non dimentica.. #6aprile#laquila

Infine liv_77 mette in evidenza come non ci sia stato ancora un vero ritorno alla normalità:

Da 3 anni, ahimè, guardo il sito di INGV, INGVterremoti#laquila

Numerose sono le iniziative lanciate in Rete a presidio della memoria.

Un video realizzato dall’Associazione Shoot4Change e Anpas raccoglie voci, immagini e racconti in presa diretta, fornendo anche uno spazio dove raccontare e raccontarsi.

 

 

La Move Productions e Al Jazeera English hanno prodotto un documentario dal titolo “Ritorno a L’Aquila” che oggi è stato trasmesso a rete unificata da centinaia di web tv coordinate dal network Altratv.tv, insieme a Tiscali.

Inoltre, per il 15 aprile il magazine online Wired.it ha lanciato una campagna con il fine di mantenere alta l’attenzione sull’emergenza aquilana: per discutere a più voci dei progetti di ricostruzione e rinascita della città è previsto anche un barcamp nella centrale Piazza Duomo. Per informazioni e aggiornamenti sull’organizzazione dell’evento si può seguire l’hashtag #occupylaquila su Twitter.

Il collettivo 3:32, che si è costituito nelle settimane successive al terremoto, ha pubblicato sul suo blog una lunga riflessione sugli eventi più rilevanti che hanno caratterizzato gli ultimi tre anni de L’Aquila:

Il terremoto del 2009 è stato senza dubbio una catastrofe; e quindi, come qualsiasi catastrofe nella storia dell’evoluzione del mondo, ha distrutto delle cose, delle forme di vita, ma ne ha fatte sorgere delle altre. Anzi, la sfida della ricostruzione è riuscita ad attivare dei processi di incontro e comunicazione tra le persone che prima sembravano impossibili. […] Più che restaurata, o semplicemente ricostruita, la nostra città deve essere rifondata. Battersi per L’Aquila oggi significa in primo luogo opporsi alle speculazioni edilizie e all’ulteriore consumo di suolo e territorio. […] La nostra è certamente una lotta territoriale, con la sua identità e le sue specificità, ma è anche una lotta per un modello complessivo fatto di politica trasparente, di decisioni realmente democratiche e partecipate, di rispetto  del patrimonio ambientale e culturale e sviluppo eco-sostenibile.

L'Aquila che resiste

L’Aquila che resiste, foto ripresa da Abruzzo Indymedia con licenza Creative Commons BY-SA 2.5

Non mancano interventi e voci istituzionali, come quello di Stefania Pezzopane, attuale assessore alla cultura della città, che sul sito Articolo21.org scrive :

Il 6 aprile resta una data diversa dalle altre perché sono passati più di mille giorni e sentiamo sulle nostre vite il peso di una precarietà e di un disorientamento che persistono. La nostra città è ancora deserta, ferita, priva di quella vita pulsante che era, poi, la quotidianità di ciascuno di noi. […] Questo non è un giorno normale proprio perché, a fianco al lutto che è impresso come una ferita nei nostri cuori, ci stupiamo della nostra forza e della speranza che ancora riusciamo a donare allo sguardo con cui cerchiamo di abbracciare il futuro.

Girando per le strade della città e i borghi limitrofi ci si accorge che a L’Aquila il trauma è ancora presente e visibile, ma ancor più forte è il risentimento di quelle famiglie che non ritroveranno mai più le loro case, di coloro che si sentono abbandonati e che ritengono non si sia fatto abbastanza e che nulla (o poco) sia cambiato in tre anni: macerie accumulate lungo le strade del centro, case puntellate, palazzi sventrati sono lo scenario che accoglie i turisti nel gioiello medievale d’Abruzzo.

Migliaia furono i feriti e 309 le vittime, tra cui molti ragazzi che si erano trasferiti all’Aquila da ogni parte d’Italia per frequentare l’Università.

La tragedia aquilana non ha riguardato solo le perdite umane seguite al terremoto: numerose sono state le inchieste giudiziarie (alcune ancora in corso) sulla gestione dell’emergenza, sulle responsabilità legate ai materiali di costruzione di immobili e all’agibilità di alcuni edifici (in particolare quelli pubblici, tra cui la Casa dello studente) e sulle lobby affaristiche e malavitose interessate ai fondi destinati alla ricostruzione della città e dell’intero cratere sismico.

E dopo la triplice catastrofe (tsunami, terremoto incidente nucleare) che un anno fa ha colpito ilGiappone [en], non sono mancati i paragoni tra Fukushima e L’Aquila a sottolineare i diversi “approcci” degli esperti dei due Paesi alle previsioni e relazioni scientifiche sui terremoti.

Passato il battage mediatico dei mesi successivi al sisma, quando L’Aquila aveva raggiunto una (triste) notorietà internazionale, i riflettori si sono spenti e, a tre anni dalla tragedia, ancora molto è  il lavoro da fare per far tornare a vivere concretamente una città e la sua comunità.

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